Quando l’arte spezza le cornici in cui è abitualmente costretta per invadere la strada e lo spazio urbano, allora si parla di Street Art. Opere insolite, costruite con tecniche diverse e unite dalla volontà di giungere a un pubblico che non è soltanto quello delle gallerie o dei musei, ma anche il passante occasionale.

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“La bellezza naturale del nostro Paese non è merito nostro.

Ciò che può essere merito nostro è migliorare le periferie, che sono la parte fragile della città e che possono diventare belle”

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“…subito, come succede in ogni associazione di uomini, nacque uno spirito di corpo, e si sentivano pronti a fare grandi cose…

Capì questo: che le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, e danno la gioia che raramente s’ha restando per proprio conto, di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone.

Mentre vivendo per proprio conto capita più spesso il contrario, di vedere l’altra faccia della gente, quella per cui bisogna tener sempre la mano alla guardia della spada…”

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Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “superato”.

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Un Manifesto serve a tirar fuori “energie che sonnecchiano” (Edih Stein), come un cavatappi.

E’ qualcosa di essenzialmente diverso rispetto ai tradizionali proclami di comitati di protesta, rivendicazione, o interesse.

Vogliamo “promuovere” quello che tutti desiderano per natura e per grazia, vivere meglio e mettere in moto il treno della partecipazione creativa, umana e civica.

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Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile.

È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione.

Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli.

C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee.

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