Così dalle passeggiate è nata l’iniziativa di un “Manifesto”.

Nel ritmo lento del camminare molte situazioni e potenzialità avevano attirato la nostra attenzione e mobilitato la nostra immaginazione. Erano sbocciate molte “idee”, nel senso inteso da Renzo Piano:

Nelle periferie nessuno ha ancora speso tempo e denaro. Ma sono le città del futuro. Qui si concentra l’energia umana. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono idee.

(Renzo Piano, Il Sole 24 ORE, 26 gennaio 2014)

Alcune di queste saranno illustrate dopo.
Il punto adesso era: come trasmettere la nostra “idea” e come coinvolgere le “energie umane” del quartiere.
Dovevamo innanzitutto contrarla in uno slogan. Emergeva pian piano il logo “Vita Nuova a Santa Bertilla”, che accompagna e accompagnerà negli anni ogni passo del nostro percorso e le sue iniziative culturali, politiche e di animazione del quartiere.

Vita nuova” vuol dire che abbiamo pensiamo ad un salto di scala. Via dalle parole “deserto e dormitorio, degrado” (R. Piano), opposte tradizionalmente ai caratteri del “centro città”, dove invece c’è la “vita”. Nuova significa una presa di distanza dai primi cinquant’anni della vita di questo quartiere per fare posto al nuovo, innanzitutto nell’immaginazione. Barra dunque orientata per i prossimi cinquant’anni verso le parole “vita, città”, e soprattutto “colori”. Perché pian piano “la nostra periferia è ricca di umanità e quindi di destino, vuole diventare un vero pezzo di città” (R.Piano).

Abbiamo quindi illustrato lo slogan “Vita Nuova a Santa Bertilla” con un volo di farfalla sopra un quartiere diventato a colori.

Ma il logo non basta, dovevamo proporre al quartiere un primo ragionamento. Occorre imparare a “immaginare insieme” affinché l’immaginato diventi realtà. Altrimenti si tratta di fantasie. Dovevamo creare un’onda attraverso il quartiere.

Abbiamo pensato ad una Carta e a un Manifesto, sul modello delle correnti artistiche, che vuol creare “lo spazio del futuro nel presente” (P. Ricoeur). Ci siano così sentiti un po’ artisti, parlando con un manifesto affisso ovunque, e con un depliant tascabile che lo riprendeva.

Un Manifesto serve a tirar fuori “energie che sonnecchiano” (Edih Stein), come un cavatappi. E’ qualcosa di essenzialmente diverso rispetto ai tradizionali proclami di comitati di protesta, rivendicazione, o interesse. Vogliamo “promuovere” quello che tutti desiderano per natura e per grazia, vivere meglio. E mettere in moto il treno della partecipazione creativa, umana e civica.

Nel manifesto la parola più importante è “desiderio”. Ogni persona è “mossa dal desiderio di vivere bene e da una attitudine ad una vita buona” (P. Ricoeur), per sé, ma anche per gli altri.
Questa attitudine l’avevamo riconosciuta in noi stessi già nell’occasione della celebrazione dei primi cinquant’anni del quartiere, tre anni fa, quando la comunità parrocchiale si guardò indietro, ma dette anche il primo segnale in avanti: con l’«adeguamento liturgico» della nostra chiesa ridisegnata che ne cambiava il linguaggio, più bella, più “a colori” e viva, partecipata. L’abbiamo vissuto come un evento-seme. Abbiamo sentito il desiderio che questa epifania di una vita buona attraverso la bellezza e la luce si propagasse nei dintorni. Trasfigurando tutto il quartiere.

Alcune parole del manifesto servono allora a declinare questa “vita nuova” in alcune principali direzioni:

  • identità, perché il quartiere deve passare dall’anonimo al personalizzato, deve raccontarsi attraverso alcuni particolari luoghi, spazi e momenti.
  • creatività, perché le persone ci “vivono” (non “dormono”) e creano insieme le proprie vite. La creatività è quell’energia enorme che può cominciare ad esprimersi all’interno anziché fuori dal quartiere.
  • relazioni conviviali, generate quando lo spazio abitato dal corpo vivente (Leib) diventa spazio invitante, con una capacità di racconto che vuol essere abitato.
  • colori e luci, perché il quartiere possa catturare il desiderio di viverlo a partire anche solo dallo sguardo
  • recupero e opportunità, perché gli elementi di degrado ed abbandono si possono tradurre in opportunità di vita e di lavoro per i giovani, se opportunamente pensati e gestiti.

CONCLUSIONE
Cosa faremo da qui in avanti:

  • ideazione (raccoglieremo “idee”, le metteremo in ordine, le faremo conoscere, le promuoveremo)
  • animazione e cultura (anche con il Cinema Primavera e nello spazio pubblico)
  • partecipazione (allargheremo l’onda, progressivamente, coinvolgendo persone ed energie)
  • interlocuzione (con l’amministrazione comunale, con le categorie, su obiettivi concreti e graduati, condivisi).

di Nico Rossi (Filosofo) – Presentazione del Manifesto alle Autorità amministrative ed economiche – 27/06/2014