…scoprire il nostro quartiere.

Perché e come è nata l’idea delle passeggiate urbane?

Vorrei raccontare i primi passi che abbiamo mosso come gruppo “Vita Nuova a Santa Bertilla” e in particolare come ci siamo trovati fin da subito a condividere una comune lettura antropologica del quartiere, nel quale notavamo alcuni problemi evidenti che hanno a che fare con la vivibilità e l’abitabilità. E che si possono riassumere nella forte discrepanza tra, da una parte, l’alta densità abitativa che lo caratterizza  e, dall’altra, una vita sociale “a bassa intensità”.

Lo dimostrano le scarse frequentazioni in orari serali e festivi, ma anche la difficoltà di mantenimento di attività commerciali nel quartiere, con un’alta mobilità di aperture e chiusure di negozi e uffici. A cui si unisce la mancanza di un carattere identitario del quartiere, insieme alla scarsa cura se non al degrado di diversi spazi verdi ed edifici. D’altra parte, molti studi ormai concordano sulla forte correlazione tra la qualità urbana e culturale di un luogo e la sua attrattività economica, e quindi si tratta di una questione che coinvolge tanto gli abitanti, quanto gli operatori economici.

Il rischio, in altre parole, è che Santa Bertilla si riduca a essere un quartiere dormitorio come lo sono molte zone di periferia delle nostre città.

Allora ci siamo chiesti: come evitare questo rischio? La risposta che ci siamo dati è stata quella di ripensare Santa Bertilla come un’area urbana, come città nella città, ovvero come un sistema cittadino con una propria vita sociale e culturale e una propria rete di servizi.

Come ripensarlo in questo modo? Innanzitutto guardandolo con uno sguardo diverso, e progettando micro azioni di rivitalizzazione urbana, e grazie a ciò delineando insieme un’immagine di futuro, del quartiere nei prossimi cinquant’anni.

Il primo passo è stato quello di realizzare delle passeggiate urbane, uno strumento sempre più usato dall’urbanistica, che prevede un approccio partecipativo e un ascolto attivo del territorio, in cui si prendono in considerazione l’intreccio delle molteplici variabili che “fanno” un luogo o una città, come quelle sociali, culturali, economiche, e che hanno a che fare con la comunità locale, oltre alla morfologia urbana e all’estetica.

Il nostro obiettivo è stato infatti quello di coinvolgere i vari soggetti del quartiere in un’azione nuova che accrescesse la loro attenzione e incentivasse la loro immaginazione sul quartiere. Il passo dolce e lento del camminare, infatti, stimola la sfera emotiva e affettiva del cittadino, aiuta a guardare in modo diverso il quartiere rispetto alla consueta e fugace prospettiva automobilistica. I ricordi, i desideri, la sfera dei valori sui quali si imposta il proprio abitare. Nostro intento è stato proprio quello di osservare l’abitare, inteso come il modo in cui le persone vivono, guardano, pensano e sentono il loro quartiere. In questo modo dalle passeggiate abbiamo individuato alcuni tratti identitari di Santa Bertilla oggi e alcune immagini di Santa Bertilla domani .

Come abbiamo realizzato le passeggiate? Abbiamo costituito dei gruppi di persone, che potessero essere anche rappresentativi – seppure non esaustivi – dei diversi soggetti del quartiere, come gli operatori economici, il consiglio pastorale, persone che si occupano di attività artistiche, e abbiamo condotto dei percorsi che comprendesse vari spazi pubblici e aperti, formali e informali, e differenti parti del quartiere, da quelle più vecchie, popolari e densificate alle nuove edificazioni (per intenderci della zona di via Zanardelli e nei pressi del Mercato Nuovo), fino a spazi indefiniti e ambigui come l’area dell’ex Zambon. Infine, a conclusione delle passeggiate, abbiamo realizzato, grazie all’organizzazione di Gianni Boarina e del Aereo Club di Vicenza, due giorni di passeggiate aeree dall’aereoporto di Thiene, per guardare il quartiere con una prospettiva opposta a quella dal basso.

Al termine di ogni passeggiata abbiamo chiesto ai partecipanti di tracciare sulla mappa del quartiere i loro percorsi abituali, che si sono visti in gran parte centrifughi, e questo ci ha confermato come il quartiere deficiti di punti di attrazione verso i quali dirigersi e tenda a ridursi alla propria abitazione. Inoltre abbiamo chiesto di indicare sulla mappa tre luoghi significativi: anche questo un esercizio utile perché abbiamo constatato come in effetti ci siano degli spazi identitari, in primis la parrocchia e la sede della circoscrizione. Ma accanto a questi luoghi di rappresentanza sono riconosciuti come di valore anfratti del quartiere, spazi marginali rispetto a un altro elemento significativo che ha una scala molto diversa, il centro sport Palladio, un contenitore che attrae persone dall’esterno e connette così il quartiere al resto della città.

Infine i vari gruppi hanno compilato un questionario  che abbiamo appositamente costruito su alcuni temi chiave che volevamo indagare: le percezioni sensoriali, sulle quali spesso non si riflette molto, le emozioni sia positive che negative, la memoria, l’immaginazione.

 Alcuni flash su quanto emerso: la comune percezione del grigiore del quartiere e della decadenza di alcune aree e anche di edifici specifici. Tuttavia accanto a questo la maggior parte ha percepito la forte e inespressa potenzialità di aree verdi e spazi aperti:  fazzoletti di verde tra le abitazioni, parcheggi, parchetti, spazi incolti in attesa di definizione, che potrebbero essere micro spazi urbani soggetti a recupero e trasformati in aree di gioco e anche di lavoro. Essi potrebbero ricucire le diverse eterogenee anime del quartiere, quella vecchia e popolare a quella di nuova edificazione, così come i luoghi storici come la Parrocchia con i nuovi complessi commerciali.

Queste passeggiate a contatto con i luoghi fisici, da terra, su percorsi inediti, ci hanno permesso di cominciare a librare sulla dimensione dei desideri.

Elena Lorenzetto (Semiologa) – Presentazione del Manifesto alle autorità amministrative ed economiche – 27/06/2014