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Tra i temi presi in considerazione per l’opera si è stabilito di concentrare l’attenzione sul cambiamento dell’ambiente negli anni, ed in particolare il tema “quando nei nostri prati cantavano le rane” evocativo della campagna e degli acquitrini da cui il quartiere è nato, ben scolpiti nella memoria di chi allora era ventenne. Così un giovanissimo Franco Pepe descriveva l’ambiente di allora:

“La zona si chiama Cattane. Casupole, le cosiddette ‘case minime’, fossati, paludi, erba senza legge. Ogni tanto un gregge di pecore, con il contadino silenzioso.
Tutta l’essenza, il significato perplesso di questo paesaggio era nel cielo, nelle piante, nei prati, nei concerti delle rane e dei grilli. D’intorno si spiava il silenzio.
La zona non aveva un buon nome. Si diceva che segregassero in quelle casupole assurde la gente indesiderata. Era solo povera gente. Poi, poco a poco, tutto cambiò”

Nella foto in alto, una rarissima immagine aerea di Vicenza nel 1917. Nella parte in alto a destra, la distesa di campagna, dove oggi sorgono i quartieri di S. Bertilla e S. Felice.